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giovedì, gennaio 27, 2005
:: guardo o ricordo, un po' la stessa cosa, tutti cosi' presi da quello che non abbiamo da dimenticare quello che sta qui, la luce chiusa in una mano che aspetta l'infrangersi di regole nulle. un meccanismo a orologeria fatta di delusione inutile e lavata via dalla consapevolezza di non poter lanciare come frecce le debolezze indietro alle sorgenti inconsapevoli.
Vivere di eccezioni. e farlo sembrare normale, invisibile, solo per proteggere quella luce nascosta, dal destino inconsistente del non essere vista. Una sola possibilita' forse di miraggi reali per gettare via quella maschera opaca.
E tutto accade ora, ancora come in un ritorno freddo e vuoto come l'assenza senza coraggio.
:: Passera' ancora. E tornera' allo stesso modo per aspettare di venir vista, liberata. E di poter finalmente liberare.
E tutto il resto scorre come se fosse scritto su carta leggera bruciata da ore e minuti.
Non e' importante come quello che sta in un palmo di mano. E come potrebbe essere visto senza un destino folle. Cosi' tutto continua senza guardare oltre quella soglia, e rimane scintillante o spezzato, ma sempre prima di quel limite che forse non vuole ancora farsi vedere, ne' riconoscere.
Infrangersi.
mercoledì, gennaio 19, 2005
:: addormentato da piccole illusioni, frammenti del mito dell'amore, scambiati per piccole perle di vetro sulla piazza piena di gente alla ricerca del mercato delle maschere. Passi che rallentano, sedie sparse. Auto in corsa fuori, ombra ovattata. Qui.
Ricordi come acqua sulla strada, improvvise pozze sottili evanescenti isole, rivelate dalle gocce. Ricordi, frecce scoccate da entrambi i lati del tempo.
Guardo qui intorno. Poco tempo scende piano mentre sono fermo. Guardo.
Ti ho voluto bene, quando non ci ricordavamo nulla, forse solo per cosi' poco quando non eravamo nemmeno noi, ma e' stato. Altro frammento, ti ho quasi detestato, spezzato dalla fragile debolezza iniziale mentre si cade. ma e' stato.
ti ho amato quando eri senza nome, bellissima senza ommbra. Poi quando ballavi e scappavi via della forma sospesa della sera. E' stato.
Guardo ancora e chiudo anche gli occhi, aspettando.
Ti ho trovato tra il numero dei colori. Guardo distrttamente. Il futuro e' il bordo di un bicchiere posato sul tavolo. L'abbiamo forse guardato assieme sorridendo. Altro momento, ti hi vista, mentre mi vedevi. Il momento era uno.
Ti ho perso. E' la regola per ritrovare. ma il gioco non e' questo, e' solo lo spazio, dove si cammina o si corre.
Cosi' ora guardo, per vedere.
Vedo anche di piu' di quello che e' stato, e che hai visto, delle forme che vedrai camminare con te. Altre sono state le mie vie oblique. Raggiungere un solo sogno come se non ci fosse nemmeno.. sembra un gioco ma e' caduto dentro l'anima come l'ispirazione dell'immobilita', dell'invisibile che scherza con i nomi dei giorni.
E' stato bello forse, attimo, lentezza, improvvisa, forse verita', battito, luce, molta ombra, ma e' stato come quelli che gia' aspettano. Immobili.
Non c'e molto rumore qui, aspetto ancora un po'.
Qui, cosi', vedo anche di piu'
martedì, gennaio 18, 2005
:: Abbiamo bisogno delle parole e dei silenzi, per rifare di carta e di suoni ogni volta le vite interiori, come le vite stesse fanno e disfanno il mondo perche' il tempo non ha memoria, e cosi' lo rendono vita lo rendono morte lo rendono innumerevole oblio eterno di miracoli d'acqua e di sabbia.
Allora sara' per ingannare un disegno troppo grande per fermarsi a dormire in una pagina bianca che rifacciamo ogni volta il mondo e le sue storie, e il foglio stesso, e racontiamo come se fosse la prima volta, e ritroviamo l'invisibile limite e andiamo oltre per tornare a casa.
E cosi' e' sempre tale, e' la prima volta. Il primo silenzio e i primi sorrisi, e i primi sassi caduti soli sul fondo. Stesse feste, stesse solitudini, stessi sorrisi.
Come e' difficile dimenticare. Tanti cercano l'arte di ricordare, ma a che serve? Imparare quella di cancellare l'incancellabile e' la sola che mi farebbe pensare al miracolo.
Se si puo' dimenticare allora si puo' vivere scendendo in fondo alle ombre e risalendo senza le paure ereditate, si puo' abitare senza cassetti chiusi dalle debolezze, si puo' raccontare dei viaggi senza graffiare i vestiti degli spazi aperti.
Intanto cerco arabeschi d'oroin penombra in un altro breve vicolo stretto, prima di domani.
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giovedì, gennaio 13, 2005
:: Ho visto ridere chi non ha luce, con l'aiuto di pietre rotolate da destini fragili
in oasi e miraggi quanto le certezze di una giornata vissuta come aria persa
Sentivo tornare indietro le parole mute di tutti i rami recisi, e nulla di quella luce se ne andava via
Avevo dimenticato il mantra silenzioso della mia immobilita'
dimenticando anche il mio segno circolare scritto dietro di me, nascosto definitivamente
ma ho ritrovato la traccia e lo sguardo chiuso nel mosaico che pioveva nel fiume
la lampada regalata dai visionari addormentata dentro le pieghe della prima madre
il primo enigma chiuso negli specchi che inventarono la sfida e il perdono
Ho ritrovato l'indizio e l'orma di quando ero stato li, prima d'essere me e dimenticare poi
Adesso non c'e piu' ora ne' poi. rimane quella luce.
tutto succedera' ancora. come era sempre.
perfezione
mercoledì, gennaio 12, 2005
:: Un mese misterioso dorme. Al centro del sonno, quando nulla piu' esiste dei nomi e delle favole, e tutto ascolta l'origine. Tutto sembra dormire fin dentro le radici.
Adesso non bisognerebbe fare nulla, non c'e materia per fabbricare eventi e destini. Non miei ne' di nessun altro. Attendere semplicemente che il sonno generi sogni, che i sogni piovano sul silenzio e che l'origine lasci il posto alla presenza.
Accumulare energia, forse vuol dire questo il tempo che dorme adesso. Aspettare che torni la forza di lasciar scorrere il tempo.
Aspetto, come un arco da incordare.
:: sorgo quando il resto tramonta, e cammino senza una meta per il tempo che separa due pensieri vicini.
E mi fermo quando trovo la chiave di una stanza vuota, dipinta come l'assenza addormentata, e cosi' aspetto l'alba per tornare indietro.
Rimangono un po' dei ricordi, piu' vicini ancora, indecifrati segni della mia scrittura interiore, da svelare come le orme lasciate nel sonno del tempo chiuso.
Rimangono piccole foglie cresciute sulle mura alte delle citta' disorientate, rumori obliqui che non aspettano ne' guardano.
Non importa, sorge ancora lo spazio di un tramonto, fatto come le parole immobili del miraggio che accende i lunghi luoghi silenziosi del buio, dove le cose abitano lontano dal tempo.
Credo di capire, d'aver imparato a vedere. Torno ogni notte, prima che sia alba, aspetto che si trasformi in tramonto e sorga ancora.
Enigmatica energia di un sorriso di luce nascosta. Potro' capire qualcosa di un silenzio, di un ritardo. Potro' aspettare ancora l'alba. Potro' stare qui ancora, dove la mani toccano e gli occhi guardano.
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